La tipica immagine da cartolina di Napoli: il golfo, il Vesuvio sullo sfondo. Alcune note di mandolino, nel silenzio assoluto.

 

 

La mdp zooma vorticosamente verso la città, avvicinandosi sempre di più al centro cittadino, tra vecchi palazzi e vicoli dove non batte mai il sole. Le note del mandolino si fanno distorte e accelerate.

 

Siamo in un vialone centrale, molto trafficato, a quattro corsie. Le due centrali sono riservate ai mezzi pubblici, ma vediamo scorazzare ugualmente automobili e motorini, per giunta con ragazzini molto piccoli, sempre in due, ovviamente senza caschi.

Ai lati del vialone, bancarelle di vu’ cumpra, cumuli di immondizia, auto parcheggiate selvaggiamente, anche in terza fila o sui marciapiedi.

Su uno degli spartitraffico al centro della strada, una fermata gialla dell’autobus. Una folla disumana di anziani, signore di mezz’età e studenti in attesa dell’autobus. C’è un uomo con la divisa da controllore (Gianfelice Imparato).

 

 

Soggettiva: arriva un autobus. Il suo codice identificativo è R2. Dalla vetrata anteriore non vediamo nemmeno l’autista, ma una sorta di muro umano accalcato, quasi con le facce spiaccicate, al parabrezza.

 

 

La folla alla fermata comincia a vociare rumorosamente. L’autobus si ferma davanti a noi. Le porte si aprono, ma nessuno ne scende. Le persone sono una addosso all’altra, e anche all’interno si sente un vociare di fastidio. Cerchiamo di farci spazio, e saliamo a bordo.

 

 

Le altre persone che attendevano il mezzo rinunciano a salirci, per il loro bene.

 

VOCE: Biglietti, prego.

 

Il controllore è salito a bordo, e comincia a chiedere il biglietto. Dato che l’autobus è ancora fermo e con le porte aperte, un piccolo serpente umano fatto per lo più di ragazzini e immigrati scappa via dalle altre due porte, per sfuggire al controllo dei biglietti. L’aria si fa un po’ più respirabile.

 

Il controllore comincia a obliterare qualche biglietto. Poi si trova davanti una signora (Elena Russo), molto appariscente e tutta sudata, che tiene per mano un ragazzino dai capelli ricci e dall’aria sveglia (Vincenzo Messina). La signora gli porge il suo biglietto.

 

 

CONTROLLORE: Signo' dovete fare un altro biglietto.


SIGNORA: E perché debbo fare un altro biglietto?

 

 

CONTROLLORE: Per il ragazzo.

 

SIGNORA: Quale ragazzo?

 

CONTROLLORE : Questo qua, questo che sta vicino a voi.

 

SIGNORA (ridendogli in faccia): E voi me lo chiamate ragazzo! Quello non tiene nemmeno nove anni, è una criatura.


CONTROLLORE: Signo', sarà una criatura, ma siccome è una criatura alta più di un metro deve fare il biglietto, se vuole viaggiare.

 

SIGNORA: Ma fatemi il piacere! Quello sarà appena settanta centimetri.


CONTROLLORE: Signo' ho capito, stamattina voi vi siete alzata con la voglia di scherzare. Il ragazzo, il bambino, 'a criatura, chiamatela comm' vulite vuje, passa con la capa la sbarra di ferro posta all' altezza di un metro… e quindi adda fa o’ biglietto.


SIGNORA: Ma tu vedi che guai si passano. Quello è sempre stato più basso di un metro! Ma non lo vedete che il ragazzo si è messo sulla punta dei piedi e perciò sembra più alto?

 

La donna spinge con la mano sulla testa del figlio, cercando di farlo abbassare.


CONTROLLORE: Adesso basta signo', il ragazzo o fa il biglietto o scende.


SIGNORA: E voi terreste il coraggio di lasciare una criatura sola 'mmiez' 'a via?


CONTROLLORE: E che vi debbo dire… scendete anche voi.


SIGNORA: Io!? Io il biglietto l' ho fatto!


Durante tutta la discussione l’autobus non si è mai mosso... è fermo con le porte aperte.

 

UOMO SETTENTRIONALE (Renato Scarpa): Ma in che razza di paese mi trovo! (si rivolge al conducente, Sergio Solli) Lei, si decide a partire o no? E lei, signora, lo sa che qui c'è gente che lavora? Ecco i soldi... faccia il biglietto a suo figlio.

 


SIGNORA (gridando e gesticolando platealmente): Ma chi lo conosce a questo! Mi fa il biglietto lui a me? Ma guarda tu che confidenza! Se voglio lo riempio di biglietti!

 

La frase scatena un applauso convinto delle altre persone a bordo. Il controllore e il settentrionale scuotono la testa, non sapendo più che fare.


CONDUCENTE (gridando): Va bene, signo', avete ragione voi, però alla prossima fermata che incontro vi faccio scendere.

 


Detto questo il conducente chiude le porte e sta per partire, ma viene fermato da un coro di proteste dei passeggeri.

 

PERSONE IN CORO: Fermate, fermate!


CONDUCENTE: Che altro è successo?

 

PASSEGGERO: Noi eravamo saliti solo per sapere che stava succedendo!

 

Un boato fragoroso scuote l’autobus e le persone che vi sono all’interno. La mdp stacca, inquadrando l’immagine iniziale del golfo e del Vesuvio sullo sfondo. Una gigantesca nube nera sta fuoriuscendo dal vulcano.

 

 

Un secondo boato, al quale segue l’eruttazione del vulcano, che dà vita quasi a una sorta di fungo atomico. La mdp si riempie di lapilli infuocati, che danno l’idea di bruciare lentamente la cartolina.

 

Schermo nero.

 

In sottofondo sentiamo altre esplosioni che si susseguono.

 

Diretto da Luciano De Crescenzo

 

Tratto da Raffaele Marino da un omonimo racconto del regista