Sul nero sentiamo un applauso che si abbassa, poi una voce fuori campo.

VFC (Harvey Keitel):
"Buongiorno a tutti e benvenuti. Spero che abbiate fatto buon viaggio. E spero che abbiate sufficiente pazienza per ascoltare la storia che vi vado a raccontare. Una storia iniziata un sacco di tempo fa, a causa di un'Imperatrice bizzosa…"


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SCENA 1 - ESTERNO/INTERNO NOTTE - CASA DEL GIUDICE BOODMAN

Parte un Ragtime e la scena si illumina sul vialetto di accesso a una tipica villetta americana. Vediamo i piedi di un uomo che scende da un'elegante Ford anni '40 e si incammina sul vialetto. L'immagina allarga su di lui e anche se ancora non lo vediamo in faccia notiamo che è piuttosto corpulento. E' quasi buio e vediamo accendersi la luce dell'ingresso. La porta si apre piano e spunta il viso sorridente della Signora Boodman (Emily Watson) che saluta con la mano.
La MdP stacca sul viso del Giudice Boodman (John Goodman) che risponde con espressione stupida al suo sorriso, poi si avvicina e la cinge in un abbraccio.

Signora Boodman:
"Tutto bene, Vostro Onore?"

Giudice:
"Certo, signor avvocato. Oggi ho dato undici mesi di galera a un rapinatore, ho assolto un tipo che aveva sparato al vicino senza colpirlo e, soprattutto, da stasera sono in vacanza. Ci aggiunga che la guerra è quasi finita e il quadretto è completo! Nulla può guastarlo…" (si interrompe guardando un auto che arriva nel vialetto) "O mio Dio, hai invitato tua madre!"

Signora Boodman (facendo il labbrino):
"Sì, amoruccio. Ho pensato che sarebbe stata un ottimo inizio di vacanza!"

Giudice:
"Ma proprio stasera! Ho l'Imperatrice!"

Signora Boodman (si arrabbia):
"Tu e i tuoi solitari! Corri a farlo ma fai in fretta. Ti aspettiamo tra mezzora per la cena!"

Il Giudice saluta con la mano i suoceri che scendono dalla macchina, poi con una smorfia si avvia veloce verso l'interno della casa. Il Ragtime si alza mentre lo vediamo in una serie di stacchi farsi una doccia in fretta e, ancora mezzo bagnato, infilarsi i pantaloni, allacciarsi la cravatta e sedersi alla scrivania. Con un gesto quasi sacrale si solleva leggermente le maniche, tira fuori da una scatola di mogano un mazzo di carte e, socchiudendo gli occhi, inizia a mescolarle.

VFC:
"Da quattordici anni tre mesi e undici giorni il giudice Boodman - gentiluomo noto e stimato in tutta la Contea - aveva deciso di concedersi all'abitudine di far arrivare l'ora di cena intrattenendosi con un solitario. Mai, in tutto quel tempo, era venuto meno al dilettevole impegno. Poteva essergli successo di saltare la cena, questo sì. Ma il solitario, mai."

Mentre il Giudice distribuisce le carte sulla scrivania spunta dalla porta il sorriso della moglie.

Signora Boodman (cinguettando):
"Amore… Ricorda che tra dieci minuti è in tavola… Non fare aspettare mamma e papà, ti prego…" (e sparisce chiudendosi la porta alle spalle)

VFC:
"La scelta dell'Imperatrice, la presenza dei suoceri, la fretta con cui mescolò le carte. Tutto contribuì all'imminente tragedia. Perché l'Imperatrice non è un semplice solitario: è un solitario mostruoso. Si gioca con quattro mazzi e già solo il disporre sul tavolo lo schieramento iniziale, 73 carte collocate secondo apprezzabili geometrie, richiede il suo tempo. Se qualsiasi solitario è un privato duello con il caso l'Imperatrice è un duello tutto particolare: più complesso e, in certo modo, solenne."

Signora Boodman (dal basso):
"Amoooore, a che punto sei?"

Vediamo il Giudice Boodman distribuire le carte, disporle, alternare espressioni preoccupate ad altre entusiaste, con la fronte sempre più fradicia di sudore. Poi riconosciamo nei suoi occhi lo sguardo affamato di chi vede qualcosa di insperato.

VFC:
"Perché la riuscita dell'Imperatrice è un evento raro, è il caso che insegui tutta la vita e ti casca sui piedi mentre meno te l'aspetti, mentre lo sformato sta freddando in sala e tua suocera chiede impaziente quando arrivi. Lo vedi, lì, sui piedi, e sai che ti basta girare un cinque di quadri o un tre di picche, persino un due di fiori, perché tutto riesca. Dieci probabilità a favore e una soltanto contro. Tiri il fiato, giri la carta…"

Il Giudice Boodman volta la carta e noi lo inquadriamo dal tavolo in modo che il dorso della carta ci copra parte della sua faccia, lasciandoci visibili solo gli occhi. E negli occhi leggiamo lo sconcerto.

VFC:
"Un sette di fiori. A volte una vita cambia per colpa di un sette di fiori."

Il giudice rigira la carta tra le mani sudate guardando più volte lo schema o scuotendo la testa.

VFC:
"Niente da fare. Ancora una volta l'Imperatrice aveva vinto. Il posto di quello stramaledetto sette di fiori era sul mazzetto delle carte inutili. A meno che…"

Il giudice sembra valutare un'ipotesi. Poi fa cenno di no. Poi la valuta ancora. Sbircia sotto il mazzetto, ecco dov'era il tre di picche. Ha un moto di tirarlo fuori, poi lo rimette a posto e si asciuga il sudore.

Signora Boodman (da sotto):
"Amooooore. Lo sformato si freeeeeedda."

Prende con uno scatto il tre di picche e al suo posto ci mette il sette di fiori. Poi chiude il solitario. Ce l'ha fatta. Ha un gesto di vittoria. Poi come vergognandosi mescola le carte sulla scrivania. Con un sorriso imbarazzato prende le scale e sbuca nella sala dove lo stanno aspettando, la moglie con il solito sguardo insulso, i suoceri piuttosto seri. Si rende conto di essere ancora sudato e si asciuga con il dorso della manica.

Giudice (cerca di sembrare entusiasmo):
"Ho battuto l'Imperatrice!"

La Signora Boodman strilla qualcosa di felicità e alzando la mano copre con il tovagliolo lo schermo che torna nero.

VFC (sul nero):
"Il giudice Boodman era persona di ferrei principi e intransigente caratura morale. Tutti i tribunali dello Stato avevano potuto verificarlo. Non deve stupire dunque che in quattordici anni tre mesi e undici giorni mai una volta lo avesse sfiorato l'idea di barare al solitario. Né cesserà mai di stupire il fatto che proprio quella sera - sera in tutto uguale alle altre - gli toccò in sorte di pensare, per la prima volta, a quella deprecabile possibilità. Barare a un solitario è un nulla. Eticamente e tecnicamente è un gesto di comprovabile insignificanza e semplicità. Ma nell'indice della mente del giudice non era previsto. Vi comparve in quel modo inaspettato, come venuto dal nulla, portato da una misteriosa epifania. E quel che doveva succedere successe. Solo alcuni giorni dopo il giudice Boodman iniziò a maturare la convinzione che, seppur in modo indiretto e certamente anomalo, non l'aveva assolutamente fatta franca."

Parte sul nero il Ragtime mentre scorrono i titoli

LA SINDROME BOODMAN

un film di Joel e Ethan Coen

con

John Goodman Tim Roth Harvey Keitel
Emily Watson Charlize Theron

e con John Turturro
nel ruolo di Providence Providence


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SCENA 2 - INTERNO GIORNO - CASA DEL GIUDICE BOODMAN

Lo schermo torna chiaro su un immagine del giudice, in veste vacanziera che ascolta la radio in salotto. Sta sorseggiando una bevanda gelata e batte la mano sul tavolo al suono del Ragtime che ci ha accompagnato nei titoli. A un certo punto la musica si interrompe mentre con uno scatto si rovescia del liquido addosso.

Radio:
"Interrompiamo i programmi per darvi conto di una notizia straordinaria, che potrebbe mutare in modo definitivo a nostro favore le sorti della terribile guerra che stiamo vivendo. Ieri sera la città di Hiroshima è stata distrutta dalla nostra Aviazione. Il nemico è a un passo dalla resa dopo che l'intero centro nevralgico dell'Impero Giapponese è stato spazzato via da una nuova, straordinaria bomba che con una sola esplosione riesce a compiere distruzioni enormemente superiori a quelle tradizionali. Si chiamerebbe "bomba atomica" ed è il nostro nuovo alleato nella battaglia contro il male."

Il Giudice sorride soddisfatto e alza il braccio in segno di vittoria.

Radio:
"Il bombardamento sarebbe avvenuto ieri sera, alle 18.15 secondo il fuso orario di New York."

Vediamo in una frazione di secondo gli occhi di Boodman, un flashback nel quale lo vediamo alzare gli occhi verso l'orologio, che segna le sei e un quarto, nell'istante in cui bara al solitario, sentiamo due o tre volte la radio che ripete "Bomba… 18.15…Bomba", di nuovo i suoi occhi, ora terrorizzati.


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SCENA 3 -INTERNO GIORNO - STUDIO DEL DOTTOR BENEDIKT

L'immagine stacca su uno studio di uno psichiatra, così come ce lo immaginiamo, con il lettino e la pianta. Vediamo di spalle un uomo intento a sistemare i libri nella libreria mentre scorgiamo sul muro la sua laurea

Benedict Benedikt
PhD. in Psychiatry
Harvard, 1924

VFC:
"Benedict Benedikt conobbe Boodman in un giorno di settembre del 1946, quando ormai il giudice aveva perso ogni speranza di guarigione. Aveva girato inutilmente i migliori psicologi della costa e infine si era lasciato convincere a farsi ricoverare nella clinica di Benedikt. Ma a una condizione…"
(vediamo le immagini di Boodman, dimagrito e malvestito, che saluta la moglie e entra nella clinica seguendo un infermiere, entra nella sua stanza e srotola un grande poster che ha portato con sé)
"che gli lasciassero appendere nella stanza la prova della sua colpa!"
(ora possiamo vedere il poster: raffigura il fungo atomico di un'esplosione nucleare).

Torniamo nello studio di Benedikt. Bussano alla porta e lui dice "Avanti". Entra Boodman accompagnato da un'infermiera. Il giudice è vestito con un pigiama di seta a righe verticali blu. Ha i capelli sconvolti.
Benedikt si volta (è Tim Roth) e gli fa cenno distrattamente di sedersi sul lettino. Poi ricomincia a guardare i libri e parla come tra sé.


Benedikt:
"Mi chiamo Benedict Benedikt. Il secondo con la kappa. Mio padre Aulo costruiva pianole meccaniche. Quando riuscì a brevettare la migliore pianola della sua vita iniziò la crisi della pianola e mio padre rimase un fallito." (Benedikt, in primo piano, sorride amaro) "Per vendicarsi scelse per me, suo unico figlio, l'unico nome sbagliato tra i mille possibili. E io mi sono vendicato diventando psichiatra."

Boodman sconvolto guarda verso Benedikt che lascia la libreria e finalmente si siede di fronte a lui.

Benedikt:
"Quindi lei è quello di Hiroshima?"

Boodman (con una smorfia di terrore):
"Sì. Ho barato con l'Imperatrice."

Benedikt (sembra prendere in considerazione la possibilità):
"E barando a un solitario ha causato un'esplosione nucleare?"

Boodman (inizia a piagnucolare):
"Non avevo mai barato. Tredici anni di solitari. Che venivano o non venivano. Ma non avevo mai barato. Io sono un giudice, che diamine! Io non baro! Io applico la legge!"

Benedikt (impassibile):
"Già. Ma quale è secondo lei la correlazione tra… ehm… il solitario e la bomba?"

Boodman:
"Ma è così evidente! Quando uno come me rompe le regole salta tutto. Non sono pazzo, dottor Benedikt! Mi hanno dato gli antidepressivi" (piange) "non mangio più, ho perso il lavoro…" (urla) "Non sopporto la colpa di tutti quei mortiiii!"

 

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SCENA 4 -INTERNO GIORNO - SALA RISTORO DELL'OSPEDALE

Stacchiamo su Benedikt che parla a un gruppo di colleghi.

Benedikt:
"Non-è-pazzo! Almeno non in modo convenzionale. Il complesso di colpa che abita la sua mente non è stato originato da un evento in sé, quanto dalla scioccante e posteriore interpretazione di quell'evento. A scompigliare la mente di quel giudice non è stato il gesto minimo di barare al solitario ma la convinzione che ci fosse un nesso, sotterraneo ma oggettivo, tra quel gesto e una catastrofe dell'umanità. In questa particolare operazione logica io riconosco qualcosa che non è imputabile alla contingente singolarità di una mente spiritosa, ma che è riconoscibile come una tendenza inconscia assai diffusa nel senso comune: la tendenza a credere che sotto la rete delle causalità esplicite il corso del mondo sia regolato da invisibili connessioni che abbinano le inezie a grandi eventi, in particolare al generale, il minimo allo straordinario. Per me è la prova vivente di una sindrome…"

Tra le sghignazzate dei colleghi che devono il caffè e lo sguardo permaloso di Benedikt stacchiamo su una serie di immagini
- le sedute analitiche di un Boodman più rinfrancato
- Benedikt in biblioteca a sfogliare libri
- un aula universitaria con Benedikt che spiega e professori che assentono e gli stringono la mano

 

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SCENA 5 -INTERNO GIORNO - CONFERENZA DI ADELGRASS

Infine stacchiamo sul volto del narratore, Joseph Adelgrass (Harvey Keitel). Siamo ai giorni nostri e sul tavolo vediamo alcune copie de " La Sindrome Boodman " dello stesso Adelgrass. Dietro, un paio di manifesti annunciano la presentazione del libro.

Adelgrass:
"Era nata così, per colpa di un'Imperatrice, la Sindrome Boodman , che avrebbe impegnato il professor Benedikt per tutta la vita con una dedizione e una intransigenza tali da procurargli una cattedra all'Università dell'Oregon, la stima del mondo scientifico internazionale, un considerevole conto in banca, un divorzio, periodici disturbi al duodeno mai sfociati in una vera e propria ulcera e, negli ultimi anni, un curioso tic che lo portava a contrarre improvvisamente tre dita della mano destra lasciando tesi e irrigiditi l'indice e il mignolo."


Qualcuno ridacchia in sala, subito guardato serio da Adelgrass.

(INSERTO)
Riparte il Ragtime e le immagini ci riportano agli anni '40 con il professor Benedikt che intervista diversi pazienti sul lettino.

Adelgrass (VFC):
"Da principio il dottor Benedikt si preoccupò di censire un numero di casi clinici sufficiente a giustificare la definizione di una vera e propria sindrome. Sapeva che il giudice Boodman non era un'eccezione insignificante ma la punta di un grande iceberg clinico. Lui era uno: doveva trovare gli altri studi. Spedì questionari a tutti i colleghi con cui coltivava una certa consuetudine e si impegnò personalmente in un capillare lavoro di indagine. Ci furono fallimenti…"

(INSERTO 2 - STUDIO DI BENEDIKT)
Un signore con grandi baffi è seduto sul lettino.

Benedikt:
"Ha mai potuto verificare delle curiose coincidenze tra avvenimenti della sua vita
privata e significativi eventi storici?"

Uomo:
"La mia vita privata è un evento storico."

Benedikt fa "no" con la testa.

(INSERTO 2 - AUTO DI BENEDIKT)

Benedikt (seduto al volante, l'auto è ferma):
"Le è mai capitato di notare come certi suoi piccoli gesti avessero indirettamente causato clamorose catastrofi dell'umanità?"

Donna (vistosamente truccata, gli siede al fianco):
"Senti tesoro, io i soldi li prendo per scopare. Se ti va di parlare aggiungi un bel centone e lo dici chiaramente, ok?"

Adelgrass (VFC):
"Poi le cose iniziarono ad andare per il verso giusto…"


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SCENA 6 -ESTERNO GIORNO - FUORI DA UNA FATTORIA

Siamo in campagna e Benedikt aspetta fuori tenendosi il cappello per il vento, dalla baracca esce un uomo con un album in mano.

Uomo:
"Vede, qui ho tutte le prove." (Mostra degli articoli di giornale attaccati all'album) "15 maggio 1952, ore 15.20. Deraglia il treno Denver-Springfield, cinque morti e sessanta feriti. E questa" (mostra la foto di una donna con un occhio nero) "è mia moglie dopo che quel giorno le aveva prese."

Benedikt (incoraggiato):
"Vuol dire che un giorno lei ha picchiato sua moglie e un treno è deragliato?"

Uomo:
"Uno? Ogni volta che la picchio deragliano! Guardi qui. Una gamba rotta, un merci su una casa. Un braccio rotto, il diretto dell'ovest che si ribalta. E quella volta che l'ho mandata all'ospedale, povera donna, c'è stato il frontale di Milwakee…"

Vediamo Benedikt sorridere e mentre la camera si allarga lo vediamo ricevere l'album e stringere la mano al contadino. Parte il Ragtime che accompagna una serie di sequenze commentate dalla voce fuori campo di Adelgrass.


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SCENA 7 -INTERNO GIORNO - UN BAGNO IN GERMANIA

Un uomo seduto in bagno, inquadrato a mezzo busto, sta guardando una rivista pornografica. Sembra tentato dall'idea di masturbarsi e ogni volta si blocca. Infine cede e vediamo il movimento che diventa, nella dissolvenza, quello di un palazzo travolto da un terremoto. Poi l'immagine stacca sullo stesso uomo che accende la televisione vedendo un notiziario che parla di un grave terremoto nell'Italia meridionale.


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SCENA 8 -INTERNO GIORNO - CONFERENZA DI ADELGRASS

Adelgrass:
"C'era l'onanista sismico. Un tedesco che aveva visto coincidere le sue scarse masturbazioni con movimenti tellurici in giro per il mondo. E poi c'era la storia di un baronetto inglese che è opportuno non nominare. Alle 03.40 del 14 aprile 1912 aveva lasciato furtivamente l'albergo di Bristol in cui alloggiava…"

(vediamo l'immagine)

"…rubando l'intero set di asciugamani. Qualcuno di voi immaginerà che l'albergo del furto si chiamava proprio Titanic, come la nave che a quell'ora stava affondando…"

(l'immagine sfuma sulla classica immagine del naufragio)

"…il baronetto si suicidò il giorno seguente, lasciando alla famiglia una lettera di addio nella quale chiedeva scusa ai poveri naufraghi…"

Siamo di nuovo nella sala conferenze con Adelgrass e i suoi libri.

Adelgrass:
"Tra i casi più significativi che supportarono la prima stesura della sindrome Boodman ci fu poi il farmacista dell'Essex che causava epidemia nel Terzo Mondo ogni volta che calpestava un tombino e che si decise a ritirarsi in un paesino della campagna irlandese e la moglie di un apprezzato chirurgo francese che scatenava violentissimi tifoni nell'Estremo Oriente ogni volta che cucinava melanzane fritte. Particolarmente toccante la storia di Wladimir Stajanovic, un famoso pianista russo che aveva smesso di eseguire in pubblico la Ballata op. 23 di Chopin dopo aver verificato che la cosa, in passato, aveva causato, con disarmante puntualità, la morte di una qualche star del cinema. Poi fu convinto a rifarla in occasione del matrimonio della figlia, la notte in cui morì Marilyn Monroe."

Il pubblico fa un brusio prolungato fino a che Adelgrass batte con la mano sulla scrivania per richiedere il silenzio. L'immagine dissolve lentamente sulla vita scientifica di Benedikt.

Adelgrass (VFC):
"Nel giro di un paio d'anni, il dottor Benedikt riuscì a mettere insieme 218 casi di accertata sindrome Boodman. E fu sulla base di una simile, non irrilevante casistica che redasse il primo studio ufficiale sull'argomento, pubblicato dalla prestigiosa "International Psychiatric Review" nel marzo del 1954. L 'accoglienza degli studiosi fu tiepida."


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SCENA 9 -INTERNO GIORNO - HOTEL DI LOS ANGELES

Siamo in una sala conferenze di un hotel di Los Angeles, 1954, e Benedikt è visibilmente teso mentre parla sul podio.

Benedikt:
"Sulla base dei casi studiati si determinano due principi atti a spiegare la genesi del male e le linee portanti di un'eventuale terapia: per prima cosa gran parte dei soggetti colpiti dalla sindrome coltiva una più o meno sotterranea ossessione per l'ordine. Nell'attribuire nessi precisi tra gesti insignificanti ed eventi clamorosi si manifestava l'esigenza di "controllare" la realtà attraverso la certificazione di oggettivi rapporti di causalità. Il fatto che questa attribuzione portasse a precise e dolorose assunzioni di responsabilità era considerata una sorta di garanzia dell'autenticità del processo. Il dolore e il complesso di colpa che seguivano al gesto compiuto e alle sue rovinose conseguenze erano inconsciamente vissuti come prezzo della liberazione dall'angoscia di un caos indistinto e incontrollabile"

(vediamo primi piani dei convenuti che scuotono la testa, alcuni incuriositi, altri contrariati)

"secondo, nella stragrande maggioranza dei casi studiati (181 su 218) il gesto scatenante la sindrome era un gesto colpevole: o quanto meno era vissuto come tale dal soggetto malato. Il fatto che portasse a conseguenze pubbliche e drammatiche diventava così il meccanismo attraverso cui la colpa veniva smascherata e punita. La sproporzione tra colpa e castigo (così evidente , ad esempio, nel caso del giudice Boodman) indicava altresì una sotterranea forma di megalomania o la presenza di grosse frustrazioni esistenziali. Buona parte dei soggetti colpiti dalla sindrome credeva di essere Dio o aveva messo in conto di esserlo. Grazie."

Benedikt chiude il fascicolo e si appresta a scendere quando dalle sue spalle sente iniziare un timido applauso. Si volta e vede l'uomo che ha dato inizio all'applauso (riconosciamo un giovanissimo Adelgrass) seguito da tutti gli altri in una ovazione via via più convinta. Benedikt sorride e fa un cenno di ringraziamento.


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SCENA 10 - INTERNO GIORNO - CONFERENZA DI ADELGRASS

Adelgrass:
"Quella prima e provvisoria stesura al teoria di Benedikt tradiva una certa fragilità d'impianto e qualche deduzione affrettata Ma per quanto fragili e, in certa misura, ovvi, questi due principi ispirarono per tutti gli anni Cinquanta e nei primi anni Sessanta le ricerche del dottor Benedikt. Approfonditi e aggiornati, gli valsero i primi riconoscimenti ufficiali e un crescente impegno, tanto da obbligarlo a selezionare le richieste dei malati che si rivolgevano a lui da ogni parte del mondo.Nell'estate del 1961 si rivolse a lui un antiquario di Seattle. Si chiamava Providence Providence. E Benedict Benedikt lo scelse forse per un sottile senso di complicità."


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SCENA 11 -INTERNO GIORNO - STUDIO DI BENEDIKT A NEW YORK

Siamo a New York, nel nuovo studio di Benedikt. E' sulla porta e accoglie un uomo sulla cinquantina di anni con curiosi capelli alzati e occhiali spessi, vestito di velluto nonostante la stagione estiva.

Benedikt:
"Piacere, sono il dottor Benedict Benedikt, il secondo con la kappa."

Providence (John Turturro):
"Piacere, dottore. Io mi chiamo Providence Providence" (fa un sorrisetto nervoso) "il secondo o il primo fa lo stesso, sono uguali…"

Benedkit (sfogliando la scheda):
"Dunque, 51 anni, sposato, due figli. Fa l'antiquario e dice di avere la sindrome Boodman. Cosa provoca e come, mi dica."

Providence (arrossendo e sussurrando):
"Mah, è una cosa un po' delicata… Sa, mia moglie è cattolica e fa parte del coro della parrocchia. E i miei figli… beh mio figlio è militare di carriera… mia figlia insegna educazione fisica in un college nel Maine…"

Benedikt:
"Che c'entra, mi scusi? Ha a che fare con la sindrome?"

Providence
"Uhm… in un certo senso. E… in ogni caso vorrei che la cosa non trapelasse e non vorrei essere citato nei suoi studi…"

Benedikt:
"Certo! E' un suo diritto. Ora si rilassi e mi racconti la prima volta…"

Providence:
"Prima volta? Allora sa di cosa si tratta!"

Benedikt (sporgendosi sul lettino):
"Calma, calma. Intendo la prima volta della manifestazione della sindrome."

Providence (sudando e balbettando):
"Era caldo, mia moglie non c'era… Non so cosa mi sia successo ma mi sono ritrovato in quel cinema, Star si chiama…"
(vediamo le immagini che lui descrive)
"…proiettano film indecenti. Poco dopo mi sono ritrovato con quel ragazzo… ehm… che faceva quelle cose. Oh, Signore Altissimo perdona questo tuo servo che…"


Benedikt (allibito):
"Calma, calma. E cosa avrebbe provocato?"

Providence:
"L'ho visto appena uscito dal cinema. Per terra con un proiettile nella spina dorsale, Wallace Ridde, proprietario di una catena di alberghi e senatore dello Stato. Lì per lì non ho collegato le sue cose, ho solo pesato a scappare prima che arrivassero i giornalisti. Qualcosa di strano mi balzò agli occhi quando lessi del suicidio del Lexington Bridge…"

(INSERTO FLASHBACK)
E' notte, vediamo Providence che si avvicina furtivo con la macchina alla riva di un fiume. Seduto vicino a lui c'è un giovane che gli sfiora la guancia mentre lui si guarda intorno preoccupato.
(stacco)
Un uomo in divisa da poliziotto cammina su un grande ponte in metallo. Ha in mano un giornale sul quale vediamo l'articolo sull'omicidio di Ridde. Si toglie lentamente la cintura e la lega a una trave. Poi se la passa attorno al collo.
(stacco)
Vediamo solo il volto di Providence che ansima. Intuiamo cosa stia capitando fuori inquadratura. Nel momento topico del suo rapporto omosessuale...
(stacco)
…il poliziotto si lascia andare e si impicca. Nel cambio di inquadratura ci accorgiamo che a poche decine di metri è ferma l'auto di Providence di cui riconosciamo il volto angosciato appoggiato al finestrino a guardare il poliziotto suicida.

(FINE INSERTO)
Torniamo nello studio di Benedikt. Sul volto di Providence scorre una lacrima.

Providence:
"Ho provato a trattenermi, dottore. Ero sempre più distratto dal lavoro, mia moglie mi trovava taciturno e scostante. Mi imponevo una severa disciplina di vita. Ma la carne è debole e ci ricaddi una, due, tre volte…"

Benedikt:
"E chi ne fece le spese?"

Providence (mentre parla vediamo i flashback dei tre):
" Jeff Cosman, avvocato e candidato al Senato, perito in un incidente stradale la cui dinamica non fu mai chiarita. Bill Wright, dirigente sindacale di Seattle, vittima di un attentato di chiaro stampo mafioso. Kurten Callemberg, colonnello dell'esercito e cosigliere militare del Presidente, ripescato nelle acque del Blatt Lake con un'incudine da 43 chili legata alle caviglie. Poi ho deciso di venire da lei."

Benedikt (scrivendo qualcosa):
"Interessante. A ogni colpa una punizione più grave. Proprio interessante."


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SCENA 12 -INTERNO GIORNO - CONFERENZA DI ADELGRASS

Adelgrass (l'immagine è tornata alla conferenza):
"Il dottor Benedikt lo prese in cura nel febbraio '62. Fedele ai propri principi, iniziò col combattere la fobia per il disordine che - scoprì - accompagnava Providence fin da bambino. Poi puntò al cuore del problema: e in soli quattordici mesi di terapia indusse il suo paziente ad accettare la propria omosessualità e a non nasconderla più."

(vediamo Providence con le valigie in mano uscire di casa, la moglie piangere piano abbracciata alla figlia mentre il figlio in divisa lo invita ad andarsene)

"La famiglia reagì con composto smarrimento. Providence riprese a lavorare e ritrovò un certo equilibrio psichico. Per la sua completa guarigione mancava un ultimo, fondamentale, tassello: quello che nel linguaggio del dottor Benedikt veniva definito come "la riappropriazione dello shock".


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SCENA 13 -INTERNO GIORNO - STUDIO DI BENEDIKT A NEW YORK

Vediamo lo sguardo stupito di Providence.

Providence:
"Dottore, Le vuole dire che dovrei tornare a cacciarmi in un cinema di periferia con uno di quei benedetti ragazzini?"

Benedikt (sorridendo):
"Anche in una sauna può andare benissimo."


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SCENA 14 -ESTERNO GIORNO - FUORI DA UNA TOILETTE DI SEATTLE

Adelgrass VFC (le immagini mostrano il racconto):
"Providence Providence rimandò la cosa per mesi. Un sottile terrore gli serpeggiava nell'animo riuscendo ogni volta, sul più bello, a bloccarlo. Ma il dottor Benedikt, con cinismo da scienziato, continuò a incalzarlo, implacabilmente. Alla fine ebbe ragione dei timori del suo paziente. Il 22 novembre 1963 Providence Providence si trovò a uscire dalla toilette del Lincoln Center di Seattle con il viso arrossato, la camicia fuori dai pantaloni e, nell'animo, l'impressione di esser tornato alla vita. Erano le 12 e 30 del mattino."

(vediamo Providence guardare verso il cielo e sorridere soddisfatto, poi sente una donna gridare e voltandosi nota che sta fissando un televisore in una vetrina e si copre la bocca con la mano destra)

"Nel preciso istante in cui Providence era "tornato alla vita" un proiettile aveva spappolato il cranio di John Fitzgerald Kennedy, presidente degli Stati Uniti d'America."

(scorrono le celebri immagini dell'omicidio Kennedy fatte da Zapruder)


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SCENA 15 -INTERNO GIORNO - STUDIO DI BENEDIKT A NEW YORK,
POI NELLA CASA DI CAMPAGNA

L'immagine stacca sul volto sconvolto di Benedikt. Si tiene la testa fra le mani.

Adelgrass (VFC):
"Providence Providence si uccise il giorno dopo. Lasciò scritto che la colpa era solo sua e invitò Benedikt a raccontare la sua storia. Ma Benedikt si rifiutò per sempre di commentare l'accaduto. Di lì a poco abbandonò l'attività clinica e si ritirò nella sua residenza estiva di Corfe. Lì lavorò per anni e anni silenziosamente all'opera che nelle sue intenzioni doveva dire la parola definitiva sulla sindrome Boodman. I pochi che poterono frequentarlo in quel periodo testimoniano di un suo progressivo decadimento fisico e psichico."

Vediamo Benedikt dimagrito che beve whisky su una poltrona in una casa disordinata.

Adelgrass (VFC):
"Tutti sono concordi nel testimoniare che cadde vittima di violente angosce e di prolungate crisi depressive. In particolare, maturò una fobia impressionante per l'atto di scrivere: era letteralmente terrorizzato dall'eventualità di fare errori di ortografia, ai quali attribuiva enormi e distruttivi poteri maligni."

(Benedikt che strappa furiosamente alcuni fogli di carta)

"Divenne incapace di scrivere, materialmente, alcunché: inorridiva davanti a una macchina da scrivere e non poteva sopportare la vista di una matita o di una penna. Si dovette ricorrere a una dattilografa che scrivesse sotto dettatura. Qualcuno suppone che il dottor Benedikt non fosse esente da un principio di sindrome Boodman, e che sostenesse di aver smesso di scrivere dal giorno in cui, per una semplice svista di ortografia, aveva causato il ribaltamento di un bus delle linee londinesi e il conseguente decesso di sei persone."

(vediamo Benedikt scrivere yuors invece di yours e contestualmente il bus che ribalta)

"Ma forse erano solo voci infondate. Sta di fatto che il libro a cui il dottor Benedikt lavorò negli ultimi anni ci è giunto nella forma di seicentotredici cartelle dattiloscritte e senza l'ausilio di appunti preparatori o chiarificatori. Come è stato unanimemente rilevato dagli studiosi, trattasi di un testo in larga parte incompleto, abbozzato e rapsodico, con molte pagine palesamente prive di senso compiuto."

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SCENA 16 -INTERNO GIORNO - CONFERENZA DI ADELGRASS

La Mdp ci mostra Adelgrass intento a concludere.

Adelgrass:
"Quanto al dottor Benedikt, si è ucciso con del veleno per topi il 26 aprile 1986, per coincidenza lo stesso giorno dell'incidente alla centrale di Chernobyl…"

(Nell'inserto vediamo l'alternarsi di Benedikt che beve il veleno e della centrale da cui esce del fumo)

"... e prima di togliersi la vita, il dottor Benedikt scrisse di suo pugno - e con una meticolosa lentezza che non è difficile intuire dalla pulizia quasi infantile della grafia - un breve biglietto del quale vi leggo il testo integrale."

(noi lo leggiamo da dietro alle spalle di Benedikt in inglese e sottotitolato in italiano)

'La chiave del garage è nel secondo cassetto a destra, in cucina. Salutatemi la signora Podder e ringraziatela per le gardenie. Il mio numero di telefono è 4423-8781. Il mio nome è Benedict. Can-caminin can-caminin spazzacamin. Andate in culo tutti. In culo, in culo, in culo. vivere è un casino. Morire non sarà più difficile che bere un bicchiere d'aqua'

(Vediamo Benedikt cadere a faccia in giù a terra, la centrale nucleare in fiamme e infine l'immagine sfuma ancora su Adelgrass che raccoglie gli appunti e si alza.)

Adelgrass:
"Oltre a questo biglietto il dottor Benedict Benedikt ci ha lasciato una fondamentale teoria psicanalitica su una malattia della quale oggi riconosciamo l'importanza e la necessità di cura. La Sindrome Boodman. Molti allievi che si sono formati sul suo lavoro svolgono intensa attività terapeutica in tutto il mondo, ottenendo rassicuranti risultati. Un premio Benedikt è stato quattro anni fa fondato a Copenaghen per premiare i più brillanti esiti terapeutici. E' curioso annotare come proprio quest'anno sia stato assegnato al dottor Grammy, nipote per via materna del più volte citato giudice Boodman."

Adelgrass ringrazia tra gli applausi e si alza. Firma qualche copia del suo libro. Gli si avvicina una ragazza ammiccante (Charlize Theron).

Ragazza:
"Professor Adelgrass. E lei non ne soffre della sindrome Boodman?"

Adelgrass (impallidendo):
"Beh… no… direi in linea di massima di no."

Ragazza (avvicinandosi):
"Allora stasera può portarmi a cena?"

Adelgrass chiude un attimo gli occhi e vediamo in sequenza, sulla base di un crescente Ragtime, delle scene in cui è avvinghiato a belle ragazze a altre di disastri aerei. Poi riapre gli occhi e sorride.

Adelgrass:
"Ma sì. Conosco un posto qui vicino che fa dell'ottima aragosta alla catalana."
(poi aggiunge a bassa voce) "Tanto cadono comunque…"

Ragazza:
"Come dice, professore?"

Adelgrass (sorridendo):
"Nulla, nulla. Alle otto può andar bene?"

Si alza il Ragtime mentre Adelgrass saluta ammiccante la ragazza e si rimette a firmare libri fino alla dissolvenza al nero.


"Questo film doveva nascere alcuni anni fa
ma ogni volta qualcosa ci bloccava.
Come se la Sindrome Boodman ci avesse colpito.
Oggi, finalmente, ne siamo guariti."

Joel & Ethan Coen
11 settembre 2001

 

LA SINDROME BOODMAN
un film di Joel & Ethan Coen


con
John Goodman
Tim Roth
Harvey Keitel
Emily Watson
Charlize Theron


e con John Turturro
nel ruolo
di Providence Providence

soggetto tratto dal racconto omonimo
di Alessandro Baricco

sceneggiatura di
Gianluca Chiappini e Alessandro Baricco

musiche
Aggravation Rag, George L. Cobb, 1910


una produzione Pesto Productions 2002